New sounds
for Flute and Accordion
Duo Caleidoscopio
Stefano Agostini - flauti
Massimo Signorini - fisarmonica

Il progetto
Il progetto "Nuovi suoni per flauto e fisarmonica" nasce con l’obiettivo di promuovere, valorizzare e diffondere nuove composizioni originali per la combinazione di questi due strumenti caratterizzati da una forte identità timbrica e culturale, capaci di incontrarsi in un terreno comune fatto di sperimentazioni sonore, espressività e contaminazione di diversi linguaggi musicali.
Attraverso call pubbliche, residenze artistiche e momenti di confronto si intende stimolare la creatività dei compositori, offrendo loro uno spazio concreto di produzione e visibilità.
Particolare attenzione è dedicata alla pluralità degli stili che caratterizzano la produzione musicale contemporanea: dalla scrittura colta di matrice accademica alle influenze minimaliste, dall’improvvisazione libera alle contaminazioni con il jazz, la musica elettronica e le tradizioni popolari.
Fondamentale la collaborazione diretta tra compositori e musicisti durante le fasi di sviluppo delle opere. Questo confronto permette di esplorare a fondo le potenzialità tecniche ed espressive dei due strumenti.
Il progetto culminerà in una serie di concerti, registrazioni e attività divulgative (incontri, workshop, guide all’ascolto), con l’obiettivo di avvicinare il pubblico alla musica contemporanea in modo accessibile e coinvolgente.
Particolare attenzione sarà dedicata anche alla dimensione didattica, attraverso collaborazioni con conservatori e istituzioni musicali.
New Sounds for Flute and Accordion is a project dedicated to the creation, promotion, and dissemination of new original works for this unique instrumental pairing. Both flute and accordion bring strong and distinctive timbral and cultural identities, coming together in a shared space of sonic exploration, expressivity, and the blending of diverse musical languages.
Through open calls, artistic residencies, and moments of exchange between artists, the project aims to spark composers’ creativity by offering real opportunities for production, collaboration, and visibility.
A key focus is the wide range of approaches that shape contemporary music today: from contemporary classical writing to minimalist aesthetics, from free improvisation to influences drawn from jazz, electronic music, and folk traditions. The project embraces this diversity, encouraging hybrid languages and innovative creative paths that reflect the richness of today’s musical landscape.
Close collaboration between composers and performers is at the heart of the process. Working together during the development of each piece allows for a deeper exploration of the technical and expressive possibilities of both instruments.
The project will culminate in a series of concerts, recordings, and public activities such as talks, workshops, and listening guides, designed to bring contemporary music closer to audiences in an open and engaging way. Educational initiatives will also play an important role, through partnerships with conservatories and music institutions.
In collaborazione con

Azioni
22 febbraio 2025
Accademia Musicale di Pontedera
Gli interpreti incontrano i compositori
La scrittura per flauto traverso e fisarmonica
a cura di Sterfano Agostini e Massimo Signorini
17 maggio 2026, ore 17
Accademia Musicale di Pontedera
Presentazione in concerto delle nuove composizioni
I compositori e le opere
Andrea Carli (1964)
Ex Aequo (2025), divertimento per flauto e fisarmonica
Come spiega il sotto titolo “ divertimento per flauto e fisarmonica”
è un brano improntato al divertimento, al piacere, che due esecutori
possono provare nel suonarlo insieme.
E’ suddiviso in quattro parti Adagio - Presto - Largo - Allegro.
Le due sezioni mosse utilizzano lo stesso materiale musicale
modificato di volta in volta facendo uso soprattutto dell’imitazione stretta che assume le fattezze non dell’imitazione classica ma della sovrapposizione delle frasi musicali, creando un alone sonoro che ricorda il riverbero stesso del suono. Il primo tempo invece, assume il compito di introdurre l’ascoltatore nel dialogo serrato che avverrà tra i due strumenti. Il terzo tempo infine, assurge al ruolo di rottura del continuum musicale, un semplice canto che si ripete, variato, che crea un momento lirico/riflessivo all’interno della composizione.

Martino Rappelli (1978)
Ostro (2025)
L’Ostro è un vento debole, caldo e umido che spira da sud,
spesso confuso con lo scirocco. La composizione intende evocare le sensazioni
di una giornata umida e afosa, quando lo spirito cade in una leggera indolenza
e non si può fare altro che aspettare lo scorrere del tempo.
“La Nellie, una iolla da crociera, girò sull'ancora senza il minimo fluttuare delle vele e si fermò. La marea si era alzata, il vento era quasi calmo e, poiché dovevamo discendere il fiume, non ci restava che fermarci all'ancora e attendere il riflusso.
L'ultimo tratto del Tamigi si stendeva davanti a noi come il principio di un interminabile corso d'acqua. Al largo, cielo e mare erano saldati senza una giuntura e nello spazio luminoso le vele conciate delle barche che salivano con la marea sembravano immobili fastelli rossi di tele appuntite tra luccicori di aste verniciate. “
(Cuore di tenebra - Joseph Conrad)

Fabio De Sanctis De Benedictis (1963)
"In limine" (2025)
scritto appositamente per questo progetto, come allude il titolo,affronta
in certi momenti il confine tra articolazione in termini di altezze e in termini
di timbro, quel confine indefinito e sospeso che delimita le zone dei differenti
parametri musicali. Si esplorano quindi alcune combinazioni di colore
tra i due strumenti, il cui contenuto spettrale genera a sua volta il contenuto
in termini di altezze e poi di durate. Per l'indagine timbrica ci si è
avvalsi anche di programmi informatici per l'orchestrazione assistita
dal calcolatore. Si compone quindi un "tema" iniziale, caratterizzato timbricamente, dove il termine "tema" va inteso nella sua accezione più larga possibile, assimilabile a una struttura completa piuttosto che a un elemento melodico. Da questo si derivano tutti gli altri elementi del brano. La forma si articola in episodi diversamente caratterizzati, valorizzando entrambi gli strumenti, in coppia o singolarmente. Lo spirito, come in altre mie composizioni, è quello della bellezza del suonare insieme, mettendo in evidenza la nobilitazione dell'essere umano, la componente umana, personale e di amicizia.

Marco Gammanossi (1965)
Trittico popolare circense (2025)
La suite per flauto e fisarmonica è parte di uno lavoro più articolato dedicato all’opera dello scrittore livornese Silvano Ceccherini. La musica, che utilizza un linguaggio tradizionale, è di carattere popolare e vuole descrivere alcune caratteristiche dello stile letterario di Ceccherini, sempre in tensione tra realtà e mondo onirico.

Lorenzo Petrizzo (1997)
Weave, weaver of the wind
Il brano, nasce dalla suggestione evocativa del verso “Weave, weaver of the wind” tratto dall’Ulisse di James Joyce che perfettamente si sposa con la combinazione dei due aerofoni. Le criptiche parole di Joyce rimandano all’inutilità di inseguire pensieri fugaci e al rischio, anche artistico, di restare intrappolati in un vuoto paralizzante.
Diviso in tre sezioni senza soluzione di continuità, nel brano è impiegata liberamente la
tecnica della Klangreihe di Josef Matthias Hauer, utilizzando una serie dodecafonica con
struttura simmetrica interna (inverso retrogrado).
Le tre sezioni, esplorano le possibilità timbriche dei due strumenti cercando di valorizzarne le
caratteristiche musicali.
La prima parte è un frenetico moto perpetuo nel quale prende forma il tema ricorrente di
tutto il brano; la parte seconda è un adagio dalle tinte timbriche misteriosi, fragili e cangianti;
nel finale la musica cerca una sua strada diversa e proprio lì si paralizza, mettendo in luce
quel senso di vuoto evocato dal testo di Joyce.

Riccardo Parrucci (1960)
Kuçuk (nuova versione per flauto e fisarmonica,2026)
Kuçuk, piccolo/minutaglia, si ispira alla ricetta della zuppa di pesce chiamata cacciucco.
Per rappresentare l’idea fondamentale ho utilizzato una scrittura ritmica molto variegata caratterizzata da richiami balcanici e mediorentali. All’interno del brano si colloca una parte improvvisata di lunghezza variabile che può essere libera o strutturata a discrezione degli esecutori, in base agli ingredienti che hanno a disposizione.

Antonio Ferdinando Di Stefano (1971)
Segnali di vita (2025)
L’incontro tra due strumenti musicali è il confronto tra due identità, tra due anime
distinte. In questo spazio di condivisione, i punti di partenza divergono
inevitabilmente: ogni protagonista porta con sé una propria memoria sonora
e una visione del mondo, rendendo la percezione di questo viaggio musicale
un’esperienza unica e non replicabile. Il flauto e la fisarmonica rivelano
una natura profonda che va oltre la loro classificazione tecnica; essi sono
strumenti « ad aria » solo in apparenza. La loro presenza è materica,
capace di esprimere una forza determinante e una densità insospettabile. L’interazione si fa danza serrata, un dialogo che cerca costantemente di preservare le proprie urgenze vitali pur nel vincolo della coesistenza. Segnali di vita, attraverso trame a volte ampie e sostenute, altre brevi e fugaci, vuole raccontare queste connessioni per cercare una via autonoma ma profondamente interdipendente. È una fenomenologia della comunicazione che si nutre di un moto perpetuo di avvicinamento e allontanamento: una dialettica fatta di ritorni ciclici e varianti che trasformano il dialogo — e persino lo scontro — in un’opportunità evolutiva. Attraverso questa tensione verso l’altro, la musica cessa di essere pura forma per diventare comunione. Il continuo gioco di specchi tra le due voci permette di esplorare aree della comunicazione inesplorate, dove l’autonomia del singolo e la fusione collettiva non sono più in conflitto, ma diventano le fondamenta di una nuova, vibrante lingua comune.


Maria Francesca Romana Terreni (1956)
Alle prime ore del giorno (2009)
Falce di luna (2009)
Nel 2009 la compositrice dedica al flauto e alla fisarmonica
due composizioni ispirate alla musica dell’India.
Alle prime ore del giorno è strutturato in cinque sezioni e alterna una scrittura prevalentemente armonico accordale a momenti contrappuntistici nei quali viene esposta una scala di suoni associata al "raga" denominato "Lalitā". Questo raga è dedicato Alle prime ore del giorno, nella tradiziuone indiana evoca e descrive il sentimento del poema a cui è associato: "Lalitā", giovane e bella, porta una collana con sette tipi di fiori. I suoi occhi sono allungati come petali del loto. Ancora vestita per un appuntamento d'amore, sospira all'aurora, vinta dal destino".
In Falce di luna la parte del flauto è basata su due raga diversi. Il primo, Bhairava, corrisponde al poema sul mattino: “… i saggi divini descrivono Bhairava con le membra del suo corpo, armoniose, coperte di cenere; la fronte illuminata dalla falce della luna crescente, un tridente in mano, cavalca un toro…”. Il secondo, Todī (nella mattinata) : “…il suo corpo sottile cosparso di zafferano e di canfora brilla come il fiore di gelsomino, Le cerbiatte della foreste restano stupefatte alla vista di Todī, splendida che imbraccia
un liuto…”
Dopo l’esordio solistico del flauto i due strumenti sono impegnati in un continuo dialogo e con le loro differenti caratteristiche timbriche rendono il significato espressivo di ciascun raga.
(Testo tratto da: Massimo Signorini, Fisarmonica e interpretazione I e II, Felici editore, Pisa 2023)
©2024 by Carolina Agostini.
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